Translate

domenica 5 settembre 2010

Il Palio, i cavalli, il turismo


Il Palio, i cavalli, il turismo
di Antonio Caneva ( Tratto da Job in Tourism)

Ho grande simpatia per gli operatori turistici senesi che devono difendere il loro Palio, evento di rinomanza mondiale e apportatore di turismo, dal… ministro del turismo.
Recentemente c’è stata una presa di posizione del ministro Michela Vittoria Brambilla a favore dei cavalli del Palio: posizione rispettabile, di coerente animalista, in contrasto però, a mio avviso, con la responsabilità di ministro del turismo, che dovrebbe, semmai, tutelare e valorizzare le unicità del nostro paese.
A livello planetario si sta giocando una importante partita sul turismo: in Inghilterra il primo ministro ha preso posizione in materia, indicando l’obiettivo di diventare la quinta nazione per importanza turistica. Ma non è l’Italia la quinta nazione? Pazienza, se così dovesse essere, retrocederemmo di una ulteriore posizione.
David Cameron afferma che in Inghilterra per troppo tempo il comparto è stato considerato di «seconda classe», mentre invece è al terzo posto come settore di esportazione (ricordiamo che i ricavi provenienti dai turisti stranieri che entrano in un paese sono considerati come esportazione), dopo la chimica e i servizi finanziari.
E continua: «Francamente, al momento, non stiamo facendo abbastanza per trarre il massimo dal turismo. Voglio vederci nelle cinque destinazioni top al mondo, ma ciò significa essere molto più competitivi a livello internazionale. Prendete i turisti cinesi, per esempio. Noi siamo la ventiduesima destinazione più popolare per loro, ma la Germania è previsto che entri nelle prime dieci. Perché non possiamo anche noi?».
Ma, al di là delle buone intenzioni, quali sono le azioni che Cameron intende mettere in campo perché l’Inghilterra possa raggiungere l’obiettivo del quinto posto? Ha promesso, tra l’altro, che i 200 mila esercizi operanti nel settore godranno di importanti benefici fiscali, sia sulla creazione dei primi dieci nuovi posti di lavoro, sia come sgravi fiscali per le corporate e, maggiormente, per le piccole aziende.
Non vorrei che la fatalistica rassegnazione che mi sembra attualmente pervadere il nostro turismo si trasformi in uno scivolo continuo rispetto al turismo di altre nazioni. Tutto il mondo è paese e mentre Cameron afferma che «per troppo tempo il comparto è stato considerato di seconda classe» da noi, regolarmente, in periodo di elezioni, si ricorda che «il turismo è il petrolio dell’Italia»: concetti simili che, mi auguro, possano trovare nel nostro paese l’attenzione, non solo a parole, che questo comparto merita. All’Inghilterra penseranno poi loro…